|
(06/11/2009) - UN SALUTO AD ALDA MERINI - UN CANTO DI VERGOGNA PER LA PSICHIATRIA Qualche volta l’inverno della follia, non certo di chi è rinchiuso ma di chi rinchiude ed esclude, ha prodotto un atto di rivolta individuale, partecipe del desiderio di un più alto e generalizzato bisogno di rivolta contro ogni relazionalità autoritaria e di potere. Noi ce la vogliamo fare. @@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@ (31/01/2009) - GIUSEPPE CASU Istituzione del Male Mentale. Morto in un reparto del Dipartimento di Salute Mentale. Che si dice di quella morte al gennaio del 2009. Solo un riporto. @@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@ (14/11/2008) - INUTILITÀ DI UN BARBONE A Rimini danno fuoco ad una persona. Un nullatenente, un nullafacente. Non poteva mancare una diagnosi psichiatrica. Proprio per questo una inutilità. Proprio per questo un pericolo per l’Economia. La cultura dell’Economia è anche cultura dell’intolleranza. Se è urgente il fuoco è importante e necessario promuovere le relazioni delle inutilità e bruciare quelle delle utilità. L’Economia tiene a bella mostra i suoi oggetti utili. Un “Clochard” non è tra questi. Faremmo volentieri a meno degli utili idioti nelle mani del regime. Agli assassini auguriamo sempre una palla in fronte. @@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@ (05/10/08) - «VOGLIAMO LA VERITÀ» Ad ottobre Renata Laghi muore in un reparto di Salute Mentale di Forlì. @@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@ (25/10/2008) - IL MANICOMIO DI GUZZANTI Fin’ora abbiamo conosciuto manicomi disumanizzanti e fabbriche di morte. Finalmente il Governo Berlusconi vuole farci vedere come si costruisce un Manicomio “umanizzato”. Attraverso uno dei suoi galoppini, il Deputato Guzzanti, propone, senza mentite spoglie, la riapertura del Manicomio. La mente del progetto sembra essere lo stesso Guzzanti, profondo conoscitore della mente umana e della “malattia mentale”. Può mai avere sogni tranquilli uno che propone l’apertura del Manicomio con un progetto che appare già chiaramente peggiorativo della vita di chi si trova in situazione di “Disagio Relazionale”? Dipende da quale argomento avranno i suoi sogni. (SE RIAPRONO I MANICOMI)
@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@
(05 Sett. 2008) UNA LAMETTA CONTRO LA PSICHIATRIA Il Manicomio di Alice è il “Dipartimento”. Quella di Alice è una lotta trans-psichiatrica che va oltre la Psichiatria di sempre, oltre le Psichiatrie del Dipartimento, oltre l’Anti-psichiatria. Qualche volta, in verità troppo spesso, criticare la Psichiatria equivale a dimenticare l’attualità del Dipartimento di Salute Mentale. Anche le varie denunce, documentate in vario modo, propongono l’iconografia di una Psichiatria essenzialmente manicomiale ma che non c’è più. Come “Progetto Contraria-Mente” più volte abbiamo avuto l’occasione di evidenziare quello che ci appare come un grosso limite della critica contro il potere dell’Istituzione Psichiatrica… con risentimento di chi, affezionato alla critica di pagliericci, cancelli, camice di forza e catene alla caviglia, non riesce a superare la soglia dell’attuale Dipartimento e andare a conquistare l’informazione che governa l’attuale Istituzione e che chiamano “terapia”. In tal modo, per ovvi motivi non riescono a criticare la Psichiatria e, per altrettanto ovvi motivi, non riescono a parlare dell’attualità della tragedia delle Psichiatrie del Dipartimento. Altre critiche salvaguardano il Dipartimento nelle sue varie Psichiatrie, sostenendo che ciò che non funziona nel Dipartimento trova causa in quella parte di Psichiatria, quella di sempre, che avrebbe potuto riformarsi ma stenta a riformarsi. Sono trascorsi quarant’anni da momento in cui iniziò la critica alla Psichiatria manicomiale, trenta da quando si avvia l’illusione di una Psichiatria riformabile e ancora quaranta da quando, evidentemente solo per chi lo vuole, si incomincia a dimostrare che la Psichiatria non è riformabile: nella stragrande maggioranza dei servizi si è continuato a produrre l’autoritarismo della logica manicomiale diversamente chiamato. Il nostro rispetto e il riconoscimento dello spirito di abnegazione di alcuni individui nel promuovere una relazione ampatica ad una relazione di potere è quell’eccezione che normalmente conferma la regola; non ci può esimere da una critica senza mezzi termini contro il Dipartimento e contro l’illusione riformistica. In ogni caso il discorso rimane tra le Psichiatrie del Dipartimento di Salute Mentale, integrate in una comune logica autoritaria, e la speculare fossilizzata Anti-psichiatria. Qualche volta, da entrambi i territori, esplode una capacità di critica e un’azione critica che niente ha a che vedere né con i metodi della Psichiatria né con quelli dell’Anti-psichiatria e che di fatto assume la forza di un vero e proprio attacco distruttivo nei confronti delle Psichiatrie del Dipartimento anche se gli psichiatri tentano di reinterpretare quella lotta e reinquadrarla tra la sintomatologia della diagnosticata malattia. Esplode la rivolta individuale che, al di là del sonnecchiamento sul dualismo malattia/non-malattia porta avanti una critica trans-psichiatrica che va sia oltre la Psichiatria che oltre l’Anti-psichiatria. Alice Banfi, prima ancora del suo “Romanzo di una matta”, un vero e proprio documento denuncia, per anni ha lottato da un lato contro la sofferenza e i disagi personali e dall’altro contro il terrorismo dell’istituzione del male mentale: i servizi del Dipartimento di Salute Mentale. È così che oggi si chiama il manicomio diffuso sul territorio: «Dipartimento»… e non certo Manicomio. Ha portato avanti la sua lotta anche attraveso una rivolta individuale sostenuta da un pensiero e da un’azione in una cornice trans-psichiatrica. Il significato del valore della lotta di Alice sta anche nella critica alla Psichiatria di sempre, nella critica e nell’attacco alle Psichiatrie del Dipartimento e nell’aver fatto emergere, anche attraverso una denuncia documentale, quell’iconografia che fotografa e documenta l’immagine del del Dipartimento attuale, attraverso una costante azione andata al di là della Psichiatria e dell’Anti-psichiatria. http://www.incompatibile.altervista.org/index.php/la-recensione.html @@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@ LEZZO D'ACQUE NERE Tre opuscoli di Contraria-Mente. In sintesi. Acque nere fecero da culla e da bara per tutti quegli individui ritenuti per un qualche motivo incompatibili. Con “Cosi di pazzi. La real casa dei matti” il manicomio non s’era ancora collassato. Le “buone pratiche”, critica del campo nel campo, sono pratiche della complicità ma solo di certa complicità. L’“Incompatibilità ambientale”. Che tipo di diagnosi è? Per quale malattia? Per la malattia del dissenso? La “Cronaca dai non-luoghi” continua nell’stituzione territoriale. Una questione di dignità. Poi anche di un diverso modo dell’assistenza. La psichiatria mal sopporta essere messa in luce. Non sopporta l’iceberg di se stessa. Indispensabile la creazione di strutture di difesa, di gruppi autonomi di difesa. È ora di guardare al Disagio Relazionale con un occhio ancora diverso. Se non altro… Contraria-Mente. @@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@ CHI HA UCCISO LUIGI ROCA Qualche giorno fa Luigi Roca si suicida nel canavesano. Dopo una vita tra stenti, sacrifici, speranze, in una situazione di continua incertezza della vita e del lavoro, non ce la faceva più già da tempo. La ricevuta conferma che non avrebbe ripreso a lavorare, come lui sperava, non l’ha ulteriormente retto. Racconta il suo gesto come il conseguenziale e del tutto personale sbocco di una condizione che schiavizza una popolazione di precariato. Lungi dal negare la malattia della depressione, la lotta, nei confronti della quale sembra avere alzato il tiro fino all’atto estremo, rappresenta uno sbocco diverso sia alla depressione che alla morte stessa alla quale il capitale ci spinge con le nostre stesse mani. Oltre la scelta del tutto personale di uno psicofarmaco come della corda al proprio collo. (Leggi articolo) @@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@ MANICOMIO DIFFUSO SUL TERRITORIO Tranne per poche e veramente rare eccezioni già i Servizi Territoriali per la Tutela della Salute Mentale hanno rappresentato, contro la volontà di una minoranza, l'occasione dove la psichiatria di sempre s'è riciclata fino a diffondere su tutto il territorio la sua logica autoritaria con le conseguenti concrete realizzazioni.Una critica disinteressata, ma non per questo meno di parte, non ha motivo né di complicità né di nascondere quanto, sebbene sotto una iconografia aggiornata ad una pratica di democratica dittatura, si pesenta oggi come manicomio diffuso sul territorio.Quello che vi proponiamo è un documento di una realtà psichiatrica, quella italiana, più che sconcertante. Solo un pezzo di questa realtà che, per molti aspetti ancora, è più violenta e grave di quanto il documento testimonia.Pur non facendo di tutta l'erba un fascio, non ci scusiamo con chi, ritenendo di aver fatto meglio, non s'individua in tale denuncia: loro, eventualmente, hanno realizzato ancora solo in parte quanto con le loro leggi s'erano imposti. (VEDI DOCUMENTO) @@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@ Resoconti Personali sugli Interventi Coercitivi e la Spogliazione della Capacità Giuridica
Cosa sia la psichiatria è possibile acquisirlo anche attraverso una non necessariamente approfondita o intensa curiosità su come si è storicamente determinata. Attraverso le dolorose pagine strappate all’esclusione ma perse di credibilità di chi è stato rinchiuso tra le sue più o meno spesse mura, dietro i suoi cancelli; di chi ha giaciuto sui lettini della scienza psichiatrica. Altrettanto facile, per chi volesse, è acquisire che la psichiatria, sotto il manto dei Dipartimenti per la tutela della Salute Mentale, oggi, si presenta come cosa diversa per essere sempre più simile a se stessa fino a criminalizzare, con diverse modalità, chi nei confronti dell’istituzione psichiatrica si pone in modo critico. Tutto ciò, anche se disprezzabile, è parte di una istituzione che, al di sopra delle reali possibilità d’aiuto e cura per la quale è riconosciuta, ha posto gli interessi del dominio della doppiamente casta: medica e psichiatrica. Qualche volta grandi interessi, tal’altra proprio piccole scialbe e meschine utilità di responsabili senza portafoglio, come l’evitamento del fastidio di stare a preoccuparsi più di tanto. Nell’uno e nell’altro caso il prezzo pagato dalla “utenza” è grande, enorme, anche lì dove s’è persa ogni consapevolezza addebbitando tutto alla inguaribile malattia. Ad ognuno il suo mestiere. Ciò a cui va invece il nostro chiaro disprezzo è al silenzio, al complice silenzio, mantenuto in un clima di pace coatta, di chi blatera di Tutela della Salute Mentale lasciando campo libero alla metodologia autoritaria della psichiatria di sempre. Questa metodologia Tristano l’ha vissuta sulla sua pelle e non è il solo. Tra le sue sfortune, mandategli non certo dal cielo quanto dal modello psichiatrico, ha avuto la fortuna di saperla raccontare, ma anche la forza di poterla raccontare. Raccontarla e denunciarla non basta. Mi chiamo Tristano Jonathan Ajmone, ho 34 anni e abito in Italia. Tra il 1998 ed il 2003 sono stato sottoposto ad un regime psichiatrico forense per un periodo di cinque anni e mezzo in seguito ad una sentenza del tribunale che mi ha dichiarato “parzialmente incapace di intendere e volere” — la formula giuridica attraverso la quale un criminale viene spogliato della propria agenzia morale per i crimini di cui è imputato. (VEDI DOCUMENTO) @@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@ EPPURE QUALCOSA M'INQUIETA Le buone pratiche della Salute e della Salute Mentale hanno bisogno di strutture autonome di difesa. Smascherare il manicomio dentro la Salute Mentale richiede l'immediata, non ulteriormente rinviabile, organizzazione di strutture autonome di difesa a partire da: conquista delle buone pratiche, applicazione manualistica e critica delle buone pratiche, difesa delle buone pratiche. @@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@ LA DIAGNOSI PSICHIATRIA NON È QUESTIONE CATTOLICA Si dichiara gay. Sotto lo sguardo innocente di psicologi e della medicina uf-ficiale, subisce una diagnosi di malattia mentale e un trattamento psichia-trico. Parlassero le mura di conventi seminari e sacrestie ci racconterebbero di quanto pelo si liscia e s’è lisciato tra numerosi preti e aspiranti tali. Senza dire della violenza anale chiamata amore subita da tanti che dalla sacrestia si trovavano solo a passare. Tra preti pedofili e omosessuali, se diagnosticati dalla più o meno cattolica scienza psichiatria, i malati mentali sarebbero così tanti da proporci un vero e proprio manicomio togato. Diciamo questo non certo perché ci interessano i gusti sessuali di preti e monaci vari. Se apprezziamo lo studio ricerca di chi come Davide Varì va a guardare fin dentro la tana del lupo, non condividiamo l’analisi che riduce la seria que-stione della diagnosi psichiatrica esclusivamente ad un problema cattolico. @@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@ |