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Scritto da contraria-mente
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sabato 28 giugno 2008 18:04 |
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ALICE BANFI Storie di mal-trattamento sanitario obbligatorio nella Psichiatria di sempre. Come fuggire da una mai trovata malattia e dalla stupidità in camice bianco a cura di Gaetano Bonanno La storia degli attuali Dipartimenti di Salute Mentale si deve raccontare attraverso la sofferenza istituzionale dei diagnosticati. È da tempo che lo Stato tenta di stravolgere in peggio la stessa legge “180”. Forse il regime berlusconiano questa volta ce la farà. Ancora un’operazione di un più ampio controllo sociale. Alice ha avuto la fortuna di potere ancora raccontare il suo mal-trattamento sanitario obbligatorio psichiatrico. Altri non ci riusciranno più. Una vita tra psicofarmaci e fascette agli arti. Quella è una malattia nel DNA. Dalla malattia non si può scappare ma dalla psichiatria si. Alice sa ben scappare e sa liberare anche i suoi compagni. La repressione degli sbirri in camice bianco. Un innocuo passatempo di reparto incontra la stupidità scientifica e l’insensibilità di un primario. Tra psicofarmaci, catene e psichiatria Alice continua ad amare la libertà dell’arte. Camminare, sigarette e caffè. Era un caso terminale. Da ammazzare in qualche modo. Centomila psicofarmaci quanti ne prevede tutta la scienza psichiatrica. Per quale malattia? Forse era schizofrenica. Cocktail di psicofarmaci la portarono da 34 a 90 kg. Tra catene che feriscono e umiliano e parole che legano. Ora cerco di capire la mia “malattia”. Ora posso aiutare me e gli altri. Gli psichiatri non sono all’altezza di curare nessuno. Fu la comunità di Camogli a partecipare della cura di Alice. (Leggi articolo)
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Ultimo aggiornamento ( domenica 16 novembre 2008 20:14 )
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