Libera-Mente
LIBERA-MENTE CONTRARIA-MENTE

 

«È la sala dei comandi che ci interessa,

la stanza dei bottoni che è in ogni persona

che bisogna imparare ad usare

per riprendere il controllo del proprio mezzo,

lottare contro le correnti

e risalire per la nostra rotta

che può

costeggiare, incrociare,

coincidere o divergere

radicalmente

dalle altre,

ma che rimane sempre

nostra e unica.»

[Vecchi compagni di viaggio]

Chiamatela come volete. Chiamateli come volete. C’è sempre e comunque un enorme movimento di idee che s’è dato come interesse, da punti di vista diversi e per interessi diversi, la conoscenza della mente. Tra questi c’è chi l’ha ridotta ad un organo individuandone la sanità nella “normalità” e la malattia nella follia e nella “malattia mentale”. Chi in un modo chi nell’altro ognuno ha cercato indistintamente di lasciare atterrare la propria navicella della verità sul pianeta mente. Contraria-Mente tirata dentro naviga nell’incandescente flusso lavico cercando di praticare l’occasione di un punto di vista contraria-mente: non siamo nella prospettiva di conquistare nessuna mente, né fisiologica, né patologia, né di definire, finalmente, la mente sana né quella malata. Camminiamo a piedi scalzi e non abbiamo nessuna navicella della verità da spedire su nessun pianeta. Siamo proprio Contraria-Mente in quanto contrari all’utilizzo della “mente”, qualunque cosa e comunque sia, in questi termini.

Non riteniamo di stare facendo meglio di altri quando preferiamo, nell’indicare la presenza, nelle persone, di un malessere, i termini di Disagio Relazionale (Di.Re.) e di Grave Disturbo Relazionale (Gra.Di.Re.). Ci relazioniamo con persone, con individui, con noi stessi, e la cosa che ci appare più immediata, che più immediatamente cade sotto la nostra osservazione, né in contrasto, né in contraddizione, né in lotta con le occasioni di rilassatezza, di soddisfazione, di gioia, di felicità, di promozione relazionale, ma come un unicum della vita in un’unità del flusso relazionale, è una qualche forma, più o meno affievolita, più o meno intensificata, di difficoltà relazionale. Qualsiasi ne sia l’origine, sia nei momenti di gioia che nei momenti di dolore, immediatamente investito ne è il flusso relazionale, la relazione, la relazionalità ed è questa quella che per prima, a noi animali sociali, ci viene a comunicare in una cornice empatica, come stiamo noi, come sta l’altro, come stiamo o non stiamo assieme.

Ci muoviamo a partire dall’individuo, dalle sue pulsioni, dai suoi bisogni, dalle sue voglie, dai suoi bisogni. Ci poniamo in una pratica slegata dal giogo del profitto economico, culturale, dall’opportunismo (politico e personale). Riconosciamo che non vi può essere piena liberazione dell’individuo che escluda di volta in volta, ora il corpo ora la mente. In questo senso continuiamo a sentirci a disagio, nonostante la sentiamo come una conquista già data, nella difficoltà di un termine che indichi non tanto l’unità corpo mente quanto la fine di un’abitudine squartatoria cartesiana. Forse perché quest’abitudine realmente non è ancora finita.

La relazione di Contraria-Mente è con idee, filosofie, saperi, iniziative, gruppi, personaggi, studiosi, scienziati, appuntamenti, psicologi, psichiatri, cristiani e atei, individui di tutti i generi, di tutte le specie, di tutte le razze, nessuna esclusa. Non per questo ne abbiamo sposato idee, metodi, prospettive, aspirazioni. Non per questo abbiamo prestato giuramento a una bandiera di un qualche colore. Per la nostra rotta costeggiamo, incrociamo, coincidiamo, divergiamo, radicalmente dagli altri, ma, la nostra rimane sempre nostra e unica.

È probabile pensare, e a noi piace pensare, che ogni sapere e ogni conoscenza, come ogni posizione e ogni azione, abbiano sempre da offrire il bambino e l’acqua sporca. Qualche volta abbiamo trovato solo fango. In ogni caso ci interessa il bambino per la conquista del quale siamo disposti a correre il rischio di sporcarci senza per questo voler dire che ci interessa pure l’acqua sporca che lasciamo volentieri a chi la produce. Qualche altra volta è così tanto il fango che, con tutta la buona volontà possibile, non siamo in grado di accedere al bambino altrui. Preferiamo coccolare il nostro. Non lo toccassero con le mani sporche. In tal senso siamo proprio incompatibili.

La Redazione 

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